“Apprezzare la straordinarietà della normalità”, alla fine forse è stato questo l’effetto più evidente della pandemia causata dal COVID-19. Dal punto di vista del lavoro, del reddito e della condizione delle famiglie il ritorno alla normalità è quanto mai richiesto. In termini di impatto, la crisi innescata dalle restrizioni da COVID ha determinato degli effetti non omogenei non solo nel mondo e tra paesi, ma anche a livello regionale italiano, dove possono essere messe in evidenza delle tendenze differenti all’interno della stessa regione.

LA SITUAZIONE LUCANA

A fronte di una riduzione delle ore lavorate, valida per tutte le regioni, la Basilicata ha subìto una battuta d’arresto soprattutto nei settori dove nell’ultimo quinquennio è stata più dinamica: non solo manifattura, ma anche settore turistico e tempo libero hanno registrato un pesante calo in termini di lavoro, spegnendo, almeno in parte, il residuo entusiasmo di Matera 2019. Le ripercussioni in termini sociali possono essere catturate da ciò che è emerso da Banca d’Italia: un aumento dei divari tra ricchi e poveri (rapporto sulle economie regionali), alimentando la percezione dell’asimmetria prima anticipata. In sostanza la crisi non ha colpito tutti allo stesso modo, o meglio, ha colpito di più i soggetti che erano già fragili prima dei lockdown. “Giovane e con un basso titolo di studio”, questo è l’identikit che emerge da Banca d’Italia come soggetto più colpito in termini di consumi e di mancato lavoro. Questo si somma alla già nota emorragia di giovani lucani che sono costretti ad emigrare per cercare “fortuna”. È pur vero che le misure messe in campo per sostenere l’occupazione e l’emergenza sociale sono state notevoli e non paragonabili a quelle del periodo pre-COVID, sia dal governo nazionale sia da quello regionale. Sono aumentati, ad esempio, i percettori del Reddito di Cittadinanza, dove però il contributo medio per famiglia non supera i 480 euro al mese, ben al di sotto della povertà relativa.

In questo quadro eterogeneo, ci sono state famiglie che invece hanno accresciuto la propria ricchezza. Da questo punto di vista un indicatore da tenere in considerazione è quello dei depositi bancari e delle giacenze nei conti correnti, che hanno subìto degli incrementi durante la pandemia. La riduzione della mobilità ha ridotto i costi di trasferimento per lavoro (grazie all’introduzione di modalità di lavoro a distanza), ma anche le spese per ristoranti, bar, vacanze ed intrattenimento hanno avuto una drastica riduzione a causa delle chiusure, determinando un aumento dei risparmi per alcune famiglie. Dunque si è verificato per alcuni lucani un aumento della liquidità anche perché, a parte i prodotti tecnologici ed informatici, la domanda per i ben durevoli si è contratta e anche il mercato immobiliare è stato pressoché congelato. Questo ha determinato una riduzione dell’indebitamento delle famiglie lucane, sia per consumi sia per l’acquisto di immobili.

LUCI E OMBRE DEL FUTURO

Per il futuro emergono moderate aspettative di miglioramento per le famiglie italiane, secondo l’indagine di Banca d’Italia, anche se quelle del Sud sembrano essere meno convinte rispetto a quelle del Centro-Nord in una piena ripresa economica.

Tuttavia nei prossimi mesi si dovrà fronteggiare il caro energetico innescato dal tentativo di transizione ecologica (processo accelerato durante la pandemia), che determinerà un aumento generalizzato dei prezzi delle materie prime che, probabilmente, aumenterà ancora di più il divario tra ricchi e poveri, in quanto collegato a beni essenziali e trasversali (energia per le abitazioni e carburante per i trasporti, ad esempio).

Oltre a questo, nella peculiarità lucana, vi sono le dinamiche nazionali e internazionali in gran parte legate anche al COVID-19 che preoccupano le famiglie lucane, in termini di lavoro e di ricchezza. Possibili eventi che si collegano non tanto a quanto la pandemia ha causato in termini di restrizioni, quanto a tutto ciò che ne è scaturito in termini di risposte da parte delle aziende. Il (quasi) blocco del lavoro registrato allo stabilimento ex SATA di San Nicola di Melfi (ora Stellantis) si inserisce in questo filone, dove governo regionale e nazionale hanno armi spuntate rispetto alle dinamiche mondiali. In altri casi, invece, ci possono essere elementi d’intervento da parte dei policy maker, è il caso dei lavoratori ex Auchan. Questo per dire che forse la pandemia non è finita, ma gli effetti sul lavoro, sui redditi e sulla ricchezza delle famiglie sono solo all’inizio.




I provvedimenti di definizione dell'Autorità

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