Quando Jane e Michael Banks cominciarono a strillare contro la banca che aveva rubato i “due grami, miseri, semplici penny”, nell'atrio dell’istituto si scatenò il panico, i risparmiatori presenti, che avevano sentito le urla, iniziarono a chiedere di ritirare i propri soldi, spinti dall'impulso di mettere al riparo i propri averi . Quasi immediatamente gli sportelli vennero chiusi, perché la banca non aveva nelle proprie casse la disponibilità di tutti i denari versati dai clienti (nessuna banca li ha!).

In questa scena, tratta dal film Mary Poppins della Disney, i due bambini ci hanno anticipato alcuni sintomi della crisi finanziaria che in parte stiamo vivendo in questi giorni, riuscendo a spiegare metaforicamente il fragile equilibrio che regge il sistema finanziario: la fiducia. Ne emerge , al di là della tipologia di crisi, come un “urlo”  possa  causare facilmente la mancanza di fiducia nei confronti delle istituzioni e innescare la cosiddetta "corsa agli sportelli". Quello che dovrebbe far riflettere è che la scena del film è ambientata nell'Inghilterra vittoriana, dove sono praticamente assenti le innovazioni tecnologiche che attualmente caratterizzano le modalità di transazioni con le banche.

Si perché se nell’Inghilterra vittoriana era sufficiente chiudere gli sportelli per evitare un’emorragia di liquidità, in questo momento gli sportelli tecnicamente non possono essere chiusi, salvo ipotesi di “down” dei sistemi informatici. Inoltre, ma non solo, mentre le urla di Michael e Jane potevano essere ascoltate solo dai clienti che in quel momento si trovavano in banca, nell’epoca dei social le urla dei figli del Signor Banks potrebbero essere ascoltate in tempo reale in tutto il mondo, scatenando una corsa agli sportelli collettiva ed immediata. Ad esempio nell’aprile 2013 un gruppo di hacker violò l’account twitter della prestigiosa agenzia di stampa Associated Press diffondendo una “fake news” che vedeva coinvolto l’allora Presidente Obama. Immediatamente l’indice borsistico americano venne giù e si registrarono perdite pari 136 miliardi di dollari (quasi 6 volte il valore dell’aumento dell’IVA che si discute in questi giorni).

La crisi di fiducia nei confronti delle istituzioni e nei confronti del sistema finanziario è stato un sentimento diffuso nell’opinione pubblica mondiale nel periodo successivo alla crisi finanziaria dei mutui subprime. Restando in ambito nazionale, spostandoci indietro di qualche anno, le questioni relative alla Popolare di Vicenza e Veneto Banca si collocano sullo stesso filone, alimentando, ancora di più, la sfiducia nei confronti del sistema bancario italiano e, più in generale, nei confronti nelle istituzioni italiane. Qualche giorno fa la Banca d'Italia ha disposto lo scioglimento degli organi amministrativi e di controllo della Banca Popolare di Bari e la sottoposizione della stessa alla procedura di amministrazione straordinaria, una notizia che, al di là delle eventuali implicazioni penali, getta ancora più ombre su un sistema finanziario italiano già in affanno nella gestione degli NPL (Non Performing Loans, detta brutalmente dei “cattivi pagatori”).Questi sono solo alcuni esempi di come un calo della fiducia nei confronti del sistema finanziario possa determinare effetti reali e concreti.

Ma come si possono mitigare questi effetti? Certo la vigilanza nazionale, internazionale e la normativa hanno ancora un ruolo ancora centrale, ma un compito importante viene svolto dall'educazione finanziaria. Quest’ultima ti consente di prevenire le “crisi di fiducia”, in quanto ti fa essere più consapevole dei rischi che stai assumendo quando ti propongono un investimento. Inoltre, in caso di notizie false e di allarmismi vari, consente di avere una maggiore confidenza negli investimenti già effettuati così da evitare azioni avventate o azzardate.

Se gli acquirenti delle partecipazioni di Banca Popolare di Bari fossero stati “più consapevoli” dei rischi a cui andavano incontro, probabilmente non avrebbero effettuato l’investimento. Stesso discorso per i clienti della ex Veneto Banca o della Popolare di Vicenza. Per non parlare di chi ha acquistato diamanti negli ultimi anni. Una maggiore consapevolezza dei rischi aiuta a migliorare le scelte dei consumatori nel breve periodo e consente di aumentare la fiducia nelle istituzioni nel lungo periodo.

Per fare un piccolo test sulla propria educazione finanziaria, provate a porvi queste domande.

Ma avere "i soldi in banca" è ancora sicuro? Per rispondere velocemente: ci sono "soldi e soldi" in banca, dipende da dove si è investito, anche quando e quanto si è investito.

Si ma quali sono i rischi ai quali vado incontro quando “lascio” i soldi in banca? Ho stipulato un mutuo cosa mi può succedere se la banca “fallisce”? Ho una piccola azienda e ho un conto corrente, cosa rischio in caso di default dell’istituto? Ho una polizza assicurativa acquistata in banca, devo temere qualcosa se le cose non si mettono bene? È rischioso un fondo pensione? Un'azione? Un'obbligazione?

Bene, forse ora siete consapevoli che avreste bisogno di saperne di più. Nelle prossime settimane la Lega Consumatori Basilicata organizzerà una serie di incontri, non solo nelle scuole, per rispondere a queste domande.


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